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Intervista alla Writer Rame13

Rame ci racconti il tuo percorso artistico? Quando e come hai iniziato a creare?  

Ho iniziato a creare beh…quando ero molto piccola. Ho sempre disegnato fin da bambina. Crescendo, diciamo verso l’adolescenza fino ai miei 23 anni (un lungo tempo) ho avuto molti alti e bassi nei quali praticamente non disegnavo più.

Ho frequentato il Liceo Scientifico con indirizzo artistico a Livorno, successivamente la Scuola internazionale di Comix a Firenze e mi sono laureata in filosofia.

In tutto questo percorso spesso mi sono chiesta cosa avrei voluto poi fare, ero convinta di fare la fumettista, ma una volta finito il comix mi resi conto che non era ciò di cui avevo bisogno in quel momento… quindi altra crisi mistica (ehehe) e poi nel 2016 Matteo Bidini, curatore e fondatore della STREET LEVELS GALLERY a Firenze, mi chiese di andare con lui a Palermo, per un progetto di streetart (insieme ad altri 40 artisti) e lì dipinsi il mio primo murales…e beh fu amore a prima pennellata. Successivamente insieme ai murales mi sono innamorata dei tatuaggi, anche quest’arte mi appassiona molto.

Come prepari un Pezzo su un muro? Prediligi il cartaceo o il digitali per i bozzetti? O hai un altro approccio? Ci racconti il tuo processo creativo?

Per creare un bozzetto, beh in primo luogo ho bisogno di capire dove andrà ad intervenire l’opera. Nel senso, ho bisogno di sapere il contesto che la ospita, chi ci abita, il perché del volere di questo muro, e ovviamente della foto del suddetto. Una volta che ho tutte queste informazioni, di solito, preferisco creare i bozzetti in digitale per un discorso di velocità e perché posso modificarli più facilmente.

Quanto il luogo ed il contesto sociale/culturale dove rappresenti le tue opere influenza la tua creatività?

Il contesto sociale e il luogo che ospitano l’opera sono fondamentali, cerco sempre, quando mi è possibile, di creare opere che possano dialogare con le persone che vivono il posto e il contesto ambientale, perché i murales sono opere per me sociali, devono interagire con il luogo a cui vengono destinate…alla fine io poi vado via, ma l’opera no, quindi rimane un regalo per chi resta, solo se riesce ad integrarsi con ciò che le sta intorno.

“I murales sono opere per me sociali, devono interagire con il luogo a cui vengono destinate”

rame

Tu crei Pezzi su muri, quadri ed altri supporti, oltre ad essere una tatuatrice. Quali vantaggi e insidie secondo te vi sono in base alle singole attività artistiche, sia oggettive che soggettive? 

Eh questa è una bella domanda, le insidie ci sono in tutti i lavori. Per quanto riguarda il mio lavoro di tatuatrice come di Streetartist la cosa più difficoltosa è sempre riuscire a proporre idee nuove che possano piacere e che attraggano un pubblico che possa riconoscersi e magari poi diventi anche tuo cliente. La concorrenza è molta e c’è da rimboccarsi bene le maniche, ma alla fine è proprio questa sfida che mi stimola ogni giorno.

Quanto avere modo di rapportarti con altri artisti ti è utile per avvicinarti ad approcci e tecniche artisticamente differenti? 

Ma più che altro io non direi “utile” quanto “ispiratore”, è bellissimo conoscere e confrontarsi con altri artisti… condividere ciò che sai fare e scambiarsi opinioni ed esperienze rispetto all’arte e alla vita. E’ sicuramente frutto di crescita.

Da quando hai iniziato cosa hai notato di variato in positivo ed in negativo nel mondo dei Graffiti e della Street Art?

Io sono una giovincella in questo mondo, non sono nemmeno 3 anni che dipingo murales…però in questo breve tempo ho notato che il mondo si sta piano piano aprendo a questa arte e sta iniziando a riconoscerla come tale. In Italia ancora dobbiamo farne di strada, ma spero che prima o poi ci si arrivi anche noi.

L’arte contemporanea nel tempo sta cominciando a raggiungere una importanza rilevante anche in Italia. Cosa pensi manchi al pubblico italiano per raggiungere la mole di interesse che in altri Stati anche europei è consolidata? Una corretta informazione? Maggiore visibilità? Più eventi oltre a quelli già presenti? O altro? 

Io credo che in Italia ci sia bisogno di più informazione, educare le persone che questa è arte e non è un imbrattamento. Il problema è che siamo un paese vecchio ed è più difficile da far entrare nei cuori delle persone le novità.

Credo anche che purtroppo in Italia non ci sia ancora la coscienza di capire che questo è un lavoro, molto spesso le persone ti dicono “mi dipingi x? Ti darà molta visibilità”, non credo che tu vada da un architetto e gli dica nello stesso modo.

E’ vero anche che questo lavoro è un in più, è qualcosa che potrebbe anche non essere necessario, ma in realtà io credo che il colore, rendere gli spazi urbani più vivibili e accoglienti sia una necessità. Ci sono troppi edifici grigi, posti degradati che basterebbe dargli un po’ di colore e tutto sarebbe più accettabile nel quotidiano.

“Io credo che in Italia ci sia bisogno di più informazione, educare le persone che questa è arte e non è un imbrattamento.”

RAME

Grazie a Rame per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.



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