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Intervista al Writer Alf Sour

Alf quando e come hai iniziato ad esprimere la tua arte? Ci racconti il tuo percorso artistico?

Non saprei darti una data precisa, ma disegno da quando ho memoria. Sta di fatto che pur non avendo mai fatto studi artistici ho sempre sentito il bisogno di esprimere me stesso in qualche modo. Forse perché non so parlare bene… mi viene più facile comunicare tramite il disegno. Negli anni ho cercato di utilizzare questo mio bisogno un po’ in tutto, nel design con il lavoro, nel custom e ultimamente mi gasano un sacco le sculture e i piccoli lavori di falegnameria. Per la “gioia” dei miei amici tatuatori sto imparando anche ad utilizzare la macchinetta.

Nella realizzazione di un Pezzo a cosa ti ispiri? Dove nasce l’idea? Quale processo creativo utilizzi solitamente? 

Non seguo un processo preciso. Ascolto molto il mio stato d’animo, le cose che mi circondano… dipende. Inizia tutto dal disegno, ma è proprio mentre lo creo che capisco se quello sketch diventerà un pezzo piuttosto che un’illustrazione o una vignetta. La maggior parte dei pezzi che faccio nascono da una bozza davvero basic e si completano su muro… mi piace che ogni pezzo si evolva in questo modo. Vado molto a free style.

La vita è piena di paletti e regole non mi va di metterli anche nel dipingere. L’ispirazione in questo caso “casca dal cielo”, nel senso che viene molto spontanea. Sicuramente ho bisogno di stimoli esterni. Può ispirarmi una cover di un album musicale, una stronzata detta tra amici, o una scena che ho vissuto o visto. Un esempio è Mr. Mutandeene, un personaggio che ho disegnato spesso, nato da una presa per “culo” fatta al mio compagno di crew Denigro. Ecco perchè in questo periodo di domiciliari forzati (mi riferisco alla pandemia che tutti stiamo accusando) da questo punto di vista me la vivo un pochino male.

La maggior parte dei pezzi che faccio nascono da una bozza davvero basic e si completano su muro… mi piace che ogni pezzo si evolva in questo modo. Vado molto a free style.

Alf sour

Quali tecniche prediligi utilizzare nelle tuo opere? La domanda collegata sorge spontanea; quanto è ed è stato importante per te sperimentare?  Vi è stato un punto di svolta nella tua tecnica?

Di sicuro la tecnica che preferisco sono gli spray, anche se molto spesso mi piace usare un semplice pennino, vado da un estremo all’altro. Ho provato altre tecniche tipo aerografo o pennelli, ma non fanno per me… non ho pazienza quando dipingo. Infatti è raro che io torni per più giorni sullo stesso pezzo; lo inizio e lo finisco in giornata, anche se questo significa arrivare a fine pezzo con il dito da Hulk.

Credo che sperimentare sia utile al fine di conoscere bene lo strumento. In effetti agli inizi mi concentravo molto sulla tecnica emulando “quelli forti”: sfumature, effetti ecc, ecc… tutti fronzoli che, a mio avviso, se non ti appartengono servono a poco e niente.

Per quanto mi riguarda, il “punto di svolta” è arrivato grazie ad un mio amico writer, Enzo Kage. Mi disse: “Alfredì dipingi a 2 colori e vai di tuo…”. Io da buon ascoltatore (non è vero, non sono un buon ascoltatore, ho provato solo perché stimavo Kage), ho seguito il consiglio! Ancora oggi Kage mi ripete: “scusa se all’inizio sono stato un po’ duro con te” ahahaha master! Di sicuro anche dipingere con i miei attuali compagni di crew (ETEAM) mi ha aiutato molto.

I Tuoi pezzi hanno uno stile ben riconoscibile e sicuramente di impatto visivo. Quanto è difficile, secondo te, per un artista trovare un proprio stile che rende riconoscibili le sue opere senza bisogno di leggere la tag?

Wow, ti ringrazio! Non so quanto sia difficile trovare il proprio stile e non so nemmeno se il mio sia riconoscibile come dici. Dalla mia esperienza posso dirti che meno guardo chi mi piace e più riesco a concentrarmi sul mio stile. Per esempio, i writers che seguo hanno quasi tutti uno stile che non mi appartiene, in questo modo sono meno influenzato e allo stesso tempo riesco a comprendere il diverso. Poi è ovvio che ognuno di noi sia influenzato da qualcosa o qualcuno. L’importante è farlo tuo. In questo mi aiuta molto il mio lavoro da designer: copia e fallo meglio (per essere ottimisti).

Per quanto mi riguarda, da sempre mi sono fatto influenzare da un’estetica lontana dal mondo hiphop. Amo la weirdo art, la custom e skate culture o gli artwork dei gruppi grunge o metal anni 90. I miei pezzi rispecchiano quello che mi piace e quello che sono. Mi piace l’ironia, la butto dentro al pezzo… mi piacciono i mostri, disegno mostri… mi piacciono le chiappe e disegno chiappe…alla fine in ogni pezzo cerco di comunicare qualcosa e soprattutto cerco di divertirmi.

Spesso quando disegno alcuni miei soggetti sorrido perché mi fanno sorridere… poi non so se agli altri arriva o meno il messaggio, ma anche sti cazzi… Se senti il bisogno di comunicare dipingendo, e non lo fai per spararti le pose, viene facile avere un tuo stile. Non puoi comunicare bene quello che non sei.

Per quanto mi riguarda, da sempre mi sono fatto influenzare da un’estetica lontana dal mondo hiphop. Amo la weirdo art, la custom e skate culture o gli artwork dei gruppi grunge o metal anni 90.

ALF sour

Se avessi la possibilità di scegliere un luogo in qualsiasi posto nel mondo dove esprimere la tua arte quale sarebbe e perchè?

Bella domanda… non so se sceglierei un posto in base alla mia “arte”… alla fine qualsiasi posto in cui sto bene è un posto dove vorrei esprimermi e quindi adatto ai miei pezzi. 🙂

Attualmente mi andrebbe bene tutto, visto che siamo chiusi nei confini dello stivale da più di un anno.

Negli ultimi anni gli spazi per creare sono aumentati, dai Muri Liberi ad alcuni permessi concessi dai vari Comuni. Pensi che sia ancora migliorabile questo processo di espansione? Si potrebbe snellire la burocrazia? Cosa manca ancora secondo te per dare maggiore spazio agli artisti?

Gli spazi liberi credo siano una grande opportunità. Sicuramente è un buon mezzo per far avvicinare le nuove generazioni a questa cultura. Soprattutto per far capire che oggi non siamo nel bronx degli anni 90 e che esiste la possibilità di scegliere tra vandalismo e legalità. Detto ciò, sono convinto che la parte “vandalo” non debba essere omessa. Senza i primi “vandali” oggi non avremmo avuto la possibilità di avere muri legali! Con questo non incito nessuno al vandalismo, ma è come parlare dei poeti maledetti senza parlare del loro uso di alcol e droghe… non so se mi spiego.

Trovo che la burocrazia sia una rottura per i paletti che impone dal punto di vista espressivo: “Ti do questo muro solo se fai tema natura e mi presenti una bozza…”. Questo, oltre a far allungare i tempi, ti fa passare anche la voglia. Quello che manca è la comprensione di questa cultura… un wildstyle vale tanto quanto un fiorellino o un ritratto su muro. Guarda caso mettono al gabbio Geco però ti incorniciano un Banksy (fatto tanto per) nei vicoli a Napoli, ma qui si aprirebbe un mondo…

Cosa consiglieresti a chi ha vena artistica, per esprimere al meglio il proprio potenziale. Chiaramente è soggettivo, ma tu cosa suggeriresti di fare e di non fare?

Non mi sento nella posizione di dare consigli. Tuttavia, credo che in primis bisogna assecondare la propria arte, se questa ti fa stare bene e ti fa divertire.
Sicuramente il confronto e conoscere gente diversa da te è la cosa più preziosa, a pari passo col cercare il consenso verso se stessi piuttosto che negli altri.


Grazie ad Alf per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.



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