Writer e street artist sono due termini che vengono spesso usati come sinonimi, anche da chi frequenta questo mondo da anni. In realtà indicano due figure con radici culturali diverse, pratiche distinte e un rapporto con lo spazio urbano che non sempre coincide. Capire questa differenza non è un esercizio accademico: è il punto di partenza per apprezzare davvero quello che si vede sui muri di una città. In questa guida proviamo a raccontare chi sono queste persone, come lavorano e cosa le accomuna al di là delle etichette.
Il writer: le radici nella cultura hip hop
Il writing nasce a New York alla fine degli anni Sessanta e si diffonde rapidamente in tutta la cultura hip hop degli anni Settanta e Ottanta. Il termine writer indica letteralmente chi scrive, e in effetti il gesto originario è proprio quello della firma: una tag, ovvero un nome stilizzato tracciato su una superficie urbana come atto di presenza e rivendicazione di identità.
Quello che può sembrare un gesto semplice è in realtà l’inizio di un percorso lungo e strutturato. Il writer non si ferma alla tag. Nel tempo sviluppa uno stile personale, passa dalla firma semplice al throw-up, una versione più elaborata in due colori, e poi al pezzo vero e proprio, un’opera complessa con lettere costruite, riempiture cromatiche elaborate e spesso elementi figurativi. Ogni step richiede anni di pratica, e nella cultura dei writers il rispetto degli altri si guadagna esclusivamente attraverso la qualità e la quantità del lavoro fatto.
La cultura del writing ha una propria etica interna, una propria storia e una propria gerarchia basata sul merito. Non è anarchia pura: è un sistema con regole precise, anche se non scritte, che regola i rapporti tra artisti, i muri su cui si può intervenire e il modo in cui ci si approccia al lavoro altrui.
Lo street artist: un percorso più eterogeneo
Lo street artist è una figura più recente e più difficile da definire in modo univoco. A differenza del writer, che ha una cultura di riferimento precisa e riconoscibile, lo street artist può arrivare da percorsi molto diversi: dall’accademia di belle arti, dalla grafica, dall’illustrazione, dalla fotografia o, come spesso accade, proprio dalla cultura dei writers.
Quello che caratterizza lo street artist non è tanto la tecnica quanto l’approccio. Lo street artist tende a privilegiare il contenuto visivo rispetto alla firma, l’immagine rispetto alla lettera. Le opere sono spesso figurative, possono avere un messaggio politico o sociale esplicito, e si relazionano con lo spazio urbano in modo più narrativo rispetto al writing tradizionale.
Banksy è l’esempio più noto a livello globale di questo approccio: opere che usano lo spazio urbano come palcoscenico per un messaggio, una critica, una provocazione. Ma Banksy è un caso estremo e non rappresentativo della varietà enorme che esiste sotto l’etichetta street art.
Cosa li distingue davvero
La distinzione più utile non è quella tecnica ma quella culturale. Il writer viene da una tradizione specifica, con una propria storia, un proprio linguaggio e una propria comunità di riferimento. Lo street artist viene da un territorio più ampio e meno definito, in cui confluiscono influenze diverse.
Nella pratica quotidiana i confini sono spesso sfumati. Molti artisti che oggi si definiscono street artist hanno iniziato come writers e portano nel proprio lavoro quella formazione. Altri hanno percorsi completamente diversi ma producono opere che dialogano con lo stesso spazio urbano. E ci sono artisti come Lucia Ferrara che non appartengono né all’una né all’altra categoria in senso stretto, ma che con la propria pratica artistica contribuiscono a definire i confini sempre più mobili tra arte contemporanea, arte urbana e street art.
Come nasce un pezzo: il processo creativo
Uno degli aspetti meno conosciuti di questo mondo è il lavoro che sta dietro a un’opera finita. Chi vede un murales sul muro di un palazzo tende a pensare che l’artista si sia avvicinato alla parete e abbia cominciato a dipingere. In realtà, soprattutto per opere di una certa complessità, c’è un processo preparatorio che può richiedere giorni o settimane.
Tutto inizia con un’idea, che può nascere da una sollecitazione esterna, nel caso di un murales su commissione, o da una necessità espressiva interna all’artista. Da questa idea nasce lo sketch, un bozzetto preparatorio che permette di lavorare sulla composizione, sui colori e sui dettagli prima di affrontare la superficie reale. Abbiamo avuto l’occasione di osservare questo processo dal vivo con alcuni artisti del collettivo We Run The Streets, e lo abbiamo documentato in questo articolo: writers e street artists all’opera.
Va detto che non tutti lavorano nello stesso modo. Alcuni artisti preparano sketch molto dettagliati, quasi una mappa precisa dell’opera finale. Altri preferiscono il free style, affrontando la parete con un’idea di massima e lasciando che il processo creativo si sviluppi in modo più spontaneo. Entrambi gli approcci producono risultati straordinari nelle mani giuste.
Le tecniche: dalla bomboletta al pennello
L’immagine del writer con la bomboletta spray è reale ma parziale. Le tecniche usate dagli artisti che lavorano su superfici murali sono molto più varie di quanto si pensi.
La bomboletta spray rimane lo strumento più iconico e più associato alla cultura dei writers. Permette una velocità di esecuzione e una qualità del segno che altri strumenti non replicano, ed è lo strumento con cui la maggior parte dei writers ha imparato a lavorare. Ma nel tempo molti artisti hanno integrato il proprio linguaggio con pennelli, rulli, vernici acriliche, stencil e tecniche miste che permettono di ottenere risultati visivi molto diversi.
La scelta dello strumento dipende dallo stile dell’artista, dalla superficie su cui si lavora e dal contesto. Un intervento in free style su un muro urbano richiede strumenti diversi rispetto a un murales su commissione su una parete interna di un ufficio. La professionalità di un artista si misura anche dalla capacità di adattare la propria tecnica al contesto senza perdere la propria identità.
Il rapporto con la città e con le regole
Uno degli aspetti più discussi della cultura dei writers e della street art è il rapporto con la legalità. È un tema complesso che merita di essere affrontato senza semplificazioni.
La cultura dei writers nasce come pratica non autorizzata. La tag sul muro, il pezzo sul treno, il throw-up sul cavalcavia: sono tutti gesti che nella loro origine non chiedono il permesso a nessuno. Questo aspetto è parte integrante della storia di questa cultura e non può essere cancellato o ignorato.
Al tempo stesso, negli ultimi decenni si è sviluppato un mercato parallelo fatto di commissioni, festival, gallerie e spazi legali in cui writers e street artist lavorano in modo completamente regolare. Molti degli artisti più rispettati nella scena lavorano oggi esclusivamente su commissione, senza che questo comprometta in alcun modo la loro credibilità artistica.
Frode è forse l’esempio più interessante di questa evoluzione. Writer con una lunga storia sui muri di Milano, è anche avvocato specializzato nella tutela dei diritti degli artisti visivi. La sua doppia identità racconta meglio di qualsiasi analisi come questa cultura si sia trasformata nel tempo, acquisendo consapevolezza dei propri diritti e degli strumenti legali per tutelarli.
Il rispetto per il lavoro altrui
C’è un tema che nella cultura dei writers e della street art è centrale e che spesso viene ignorato da chi osserva dall’esterno: il rispetto per il lavoro degli altri artisti. Cancellare o coprire l’opera di un altro artista senza motivo è uno degli atti più gravi che si possano compiere in questa cultura. Fotografare e condividere un’opera senza citare l’autore è una mancanza di rispetto che, per quanto meno grave, è molto diffusa.
Abbiamo scritto un articolo specifico su questo tema, partendo da un caso concreto che aveva coinvolto proprio Frode e un suo murales: rispetto per le opere degli street artist e dei writers. È uno dei pezzi che ci stanno più a cuore perché tocca qualcosa di fondamentale: il riconoscimento del valore di un lavoro che spesso viene dato per scontato proprio perché è visibile a tutti gratuitamente.
Sette artisti, sette storie
Il modo migliore per capire davvero chi sono i writers e gli street artist è ascoltare direttamente chi fa questo mestiere. Street Art Yep ha realizzato nel tempo una serie di interviste ad artisti della scena italiana che raccontano in prima persona il proprio percorso, il proprio metodo di lavoro e il proprio rapporto con la città.
Foskia è un writer con un controllo del segno e una precisione stilistica che si riconosce immediatamente. La sua storia racconta come si costruisce un’identità visiva nel tempo, attraverso anni di pratica e una ricerca continua.
Prosa porta nel proprio lavoro una sensibilità compositiva che bilancia forza espressiva e raffinatezza estetica. La sua intervista è uno dei documenti più utili per capire come un writer ragiona sullo spazio e sulla relazione tra opera e contesto.
Mario Jin è un artista versatile, capace di muoversi tra figurativo e astratto con disinvoltura. La sua esperienza in contesti molto diversi tra loro racconta la flessibilità che caratterizza i writers della generazione attuale.
Frode, come abbiamo detto, è una figura che va oltre la sola pratica artistica. La sua intervista è una delle più dense e interessanti che abbiamo realizzato, perché tocca non solo il lavoro creativo ma anche le questioni legali e i diritti degli artisti.
Davide Ratzo è un nome storico della scena milanese, con una carriera che attraversa decenni di evoluzione. La sua prospettiva è preziosa per chi vuole capire come si è trasformata questa cultura nel tempo.
Mr. Wany è un artista con una visione ampia e un’esperienza che va ben oltre i confini locali. La sua intervista racconta come un writer costruisce una carriera professionale senza perdere il legame con le proprie radici.
Lucia Ferrara è la dimostrazione che i confini tra street art e arte contemporanea sono molto più permeabili di quanto si pensi. Artista attivissima con una presenza internazionale significativa, le sue mostre attraggono esperti d’arte da tutto il mondo. La sua storia è la prova che le culture visive che nascono ai margini del sistema dell’arte possono entrare nei suoi spazi più esclusivi senza perdere la propria identità.
Dove vedere e come approfondire
Se vuoi esplorare questo mondo in modo più diretto, Milano è uno dei luoghi migliori in cui farlo. Abbiamo scritto una guida completa ai quartieri, ai muri e agli artisti della scena milanese che trovi nell’articolo street art e graffiti a Milano.
Se invece sei interessato a portare questo mondo nel tuo spazio, attraverso un murales su commissione o una performance di live painting, trovi tutte le informazioni nella sezione dedicata ai murales su commissione e al servizio di live painting.
Street Art Yep documenta questa scena dal 2018 con articoli, video e interviste. Seguici su Instagram per restare aggiornato su tutto quello che succede nel mondo della street art e dei graffiti in Italia e non solo.
