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Intervista al Writer Mario Jin

Jin con Bandi – Ginevra (Svizzera) 2016

Come nasce Mario Jin come artista? Ci racconti il tuo percorso artistico. 

Mario Jin nasce per gioco e per passione, diciamo che sono sempre stato influenzato da mia zia Cecilia pittrice ed insegnante d’arte, è grazie a lei che ho sempre disegnato sin da bambino.

Alle medie e liceo mi trovavo spesso a disegnare caricature dei miei amici, fratelli e compagni di scuola o di ridisegnare personaggi dei manga o dei cartoon o dei video games e poi le prime tag e i primi schizzi su muro con gli spray, influenzato dal movimento HipHop che in quegli anni esplodeva in Italia.

Con mio fratello ed alcuni amici giravamo nei quartieri armati di pennarelli e spray con la voglia di lasciare il nostro segno, cercando di trovare il nostro personale stile, da li ho iniziato ad investire gran parte del mio tempo e dei miei soldi a fare murate.

Che ricordi hai del tuo primo Pezzo?

Bello divertente ma terribile allo stesso tempo. Mi ricordo all’epoca c’era tutto un muro sull’alzaia naviglio grande a Corsico con i pezzi degli allora mostri sacri della scena e noi eravamo riusciti a conquistare alcuni pezzi su cui dipingere. Alla fine della giornata lo ho cancellato.

Come inizia il tuo processo creativo e come  lo sviluppi, fino ad arrivare alla realizzazione sul supporto che utilizzerai dell’opera?

Dipende da cosa devo fare, a volte mi preparo una bozza in base alla superficie, ai colori e/o al tema da seguire, a volte preparo una bozza a tema ma la superficie o i colori, o entrambi, a disposizione sono completamente diversi da come te l’aspettavi e quindi ci si arrangia, a volte ci si arrangia e basta; freestyle.

“Le prime tag e i primi schizzi su muro con gli spray, influenzato dal movimento HipHop che in quegli anni esplodeva in Italia.”

Mario Jin

Quanto influenza il tuo processo creativo, il luogo ed il contesto dove rappresenti le tue opere? 

Credo che il contesto influenzi parecchio quello che devi fare, se dipingi su muri brutti nei soliti posti sarai meno motivato dal fare una roba figa piuttosto che in un bel muro in una jam internazionale magari all’estero o comunque dove sono tutti molto forti e con uno stile tutto loro.
Anche il posto incide molto, se sei al mare o in un posto mai visto, le persone, la cultura i colori i profumi i cibi… tutto diverso ti ritrovi ad esprimere quello che vivi.

Comunque dipende molto da come sei fatto personalmente o se vai in un posto con un obbiettivo ben preciso, anche perchè ormai i social hanno cambiato molto questo aspetto. Potresti chiuderti in un edificio abbandonato, dove nessuno vedrebbe mai la tua produzione, e fare in tranquillità un pezzo fighissimo, da poi postare e condividere con il “mondo”.

Quali tecniche utilizzi o preferisci?

Sicuramente preferisco dipingere con gli spray, è la cosa che sento piu mia. Anche se disegno e dipingo un po’ con tutto, a matita da sempre, bic e pennarelli vari, soprattutto quando lavoravo in ufficio, disegnavo sempre, evidenziatori e penne pennarelli, ma mi piace molto anche con gli acrilici e con i pennarelli o con gli smalti, anche acquerelli ed in digitale.

I Pezzi sui muri hanno spesso vita relativamente breve, salvo rari casi, perché vengono rimpiazzato da altri. Come vivi il fatto di sapere che una tua opera “svanirà”?

Non lo so, forse dopo un po’ non ci si pensa più, ti abitui, come se fosse normale che sia cosi… Quando ero all’inizio ci rimanevo male, magari un disegno in cui mi ero impegnato piu di altri o che era venuto particolarmente bene, coperto da una “cagata” fatta in 10 minuti. Dopo passa.

Gli spazi “legali” sono quelli e la gente che dipinge è tanta con tanta voglia ed ognuno fa del proprio tempo e dei propri colori quello che vuole.
Quindi va bene cosi, ma sempre rispettando tutti.

Negli ultimi anni l’aumentare di eventi legati alla Street Art ed ai Graffiti in Italia hanno restituito maggiore visibilità agli artisti. Cosa  pensi manchi nel panorama italiano? 

Credo che in Italia sia ancora molto basso l’apprezzamento di queste “nuove” forme di espressione e la poca voglia di valorizzare i graffiti e la street art in generale, cose vicine ma diverse tra loro.

C’è ancora molta ignoranza a riguardo e poca voglia di informarsi, molta gente è ferma alla concezione vandalica dei graffiti o al fatto che i graffiti e la street art siano la stessa cosa. Facendo confusione con i diversi modi di espressione e tecniche, ma questo è un altro discorso…

Bisognerebbe dare più spazio agli artisti italiani anche per grandi progetti, in giro per il mondo ci sono molte iniziative e pareti di aziende e palazzi gigantesche, completamente dipinte.

“C’è ancora molta ignoranza a riguardo e poca voglia di informarsi, molta gente è ferma alla concezione vandalica dei graffiti o al fatto che i graffiti e la street art siano la stessa cosa.”

Mario Jin

Grazie a Mario Jin per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.



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