Ci sono luoghi che sembrano scelti dal caso ma che in realtà portano con sé una storia così densa che è difficile non tornare a raccontarla. Quattordio è uno di questi. Un borgo di poco più di 1.400 abitanti in provincia di Alessandria, immerso nel Monferrato, che nel 1984 è diventato senza volerlo il punto di partenza di una storia che ha attraversato decenni, oceani e culture. Una storia che ogni anno, grazie al festival QUA – Quattordio Urban Art, torna a fare i conti con le proprie radici e le arricchisce di nuove opere e nuovi protagonisti.
La quinta edizione di QUA è prevista per la primavera del 2026, con date che al momento in cui scriviamo non sono ancora state annunciate ufficialmente. Le edizioni precedenti si sono sempre svolte in maggio, spesso in concomitanza con Golosaria Monferrato, la manifestazione dedicata all’enogastronomia del territorio. Per chi vuole restare aggiornato, il riferimento è il sito di Stradedarts su www.stradedarts.it e il profilo Facebook di QUA Quattordio Urban Art.
Il 1984 e i writer americani
Per capire perché Quattordio è un posto speciale nella storia del graffiti writing italiano bisogna tornare indietro di oltre quarant’anni. Nel 1984 si svolgeva a Bologna, Milano e Roma la mostra “Arte di frontiera”, curata dalla ricercatrice Francesca Alinovi, prima esposizione italiana interamente dedicata alla scena del Graffiti Writing newyorkese. Era un momento cruciale: il writing americano stava uscendo dai vagoni della metropolitana di New York per entrare nei musei, e l’Italia era uno dei primissimi paesi europei ad accorgersi di questo fenomeno.
In occasione della mostra, quattro artisti newyorkesi che sarebbero diventati leggende del movimento mondiale, Delta 2, Ero, Phase 2 e Rammellzee, furono invitati dalla IVI Spa, le Industrie Vernici Italiane con stabilimento a Quattordio (poi acquisite nel 1986 dalla multinazionale americana PPG), a visitare lo stabilimento produttivo. I writer trascorsero giorni interi nel paese, a contatto con la popolazione, e qui lasciarono sui muri di Piazza Pettazzi un’opera che ancora oggi è considerata un unicum assoluto nella storia del writing mondiale: il primo graffito europeo realizzato da writer americani su suolo italiano, rimasto quasi intatto fino ai giorni nostri grazie alla sua posizione rurale e alla cura con cui il paese lo ha custodito.
Non esiste nulla di simile al mondo. A New York stessa, la città che ha generato questi artisti, non sopravvive nulla di paragonabile a quel muro del 1984. Quattordio custodisce una testimonianza storica che molti, nella scena internazionale del writing, farebbero di tutto per vedere dal vivo.
La nascita di QUA
La storia di QUA comincia nel 2015, quando i fratelli Alessandro e Marco Mantovani, curatori della galleria milanese Stradedarts e writer attivi sulla scena italiana dall’inizio degli anni Novanta, si recano a Quattordio per vedere il muro del 1984 e incontrano casualmente il sindaco del paese. Da quella conversazione nasce l’idea: trasformare Quattordio in un museo urbano a cielo aperto, creando un percorso permanente di opere su muro e rendendo giustizia al ruolo che questo borgo ha avuto nella storia del writing italiano.
La prima edizione di QUA si tiene nel 2017 ed è interamente dedicata al writing tradizionale, con undici artisti italiani tra i più rispettati della scena: Airone, Ericsone, Flycat, Kayone (Marco Mantovani), Mr. Wany, Napal Naps, Ores, Rendo, Tawa, Zeus 40 e l’americano Kool Koor, amico e contemporaneo dei pionieri del 1984. Ogni artista realizza un’opera site specific sui muri delle abitazioni del paese, messi a disposizione dai proprietari con entusiasmo. Il festival prevede anche il primo intervento di restauro conservativo sul muro originale del 1984.
Quattro edizioni, oltre 40 opere
In pochi anni QUA è cresciuto sia per numero di artisti che per varietà di stili. Dalla seconda edizione del 2021, il festival ha aperto la propria selezione alla street art in senso più ampio, affiancando ai writer tradizionali artisti con linguaggi figurativi e contemporanei. Nel 2021 arrivano nomi come Acme 107, Bo130, Coquelicot Mafille, Refreshink, Sea Creative, SteReal e l’americano Skeme. Nel 2023 il festival si tiene in concomitanza con la festa patronale di giugno. Nel 2025 vengono coinvolti dodici artisti tra cui Etnik, Luca Barcellona, Mate e Seok, portando il totale delle opere nel percorso museale urbano a oltre quaranta.
Ogni edizione lascia un’eredità permanente. Non è un festival che arriva, dipinge e sparisce: ogni opera diventa parte di un museo che cresce ogni anno e che i visitatori possono percorrere in qualsiasi periodo dell’anno, gratuitamente, passeggiando per le vie del paese. È un modello che assomiglia per certi versi a quello del CVTà Street Fest di Civitacampomarano in Molise, di cui abbiamo scritto recentemente: l’arte urbana come strumento di identità e di attrattiva culturale per un territorio che altrimenti resterebbe fuori dai circuiti del turismo.
Il muro del 1984 e il restauro
Una delle storie più significative legate a QUA è quella del restauro del muro originale del 1984. Quando il festival è partito, l’opera di Phase 2, Delta 2 ed Ero era ancora in piedi ma mostrava i segni del tempo e, soprattutto, di un intervento di imbiancatura dell’intonaco che ne aveva coperto parzialmente alcune sezioni. Stradedarts e il Comune hanno avviato un processo di restauro conservativo che ha coinvolto restauratrici specializzate, finanziato anche attraverso una raccolta fondi popolare a cui hanno contribuito centinaia di appassionati da tutta Italia e dall’estero.
Il restauro ha permesso di recuperare parti dell’opera che sembravano perdute e di stabilizzarla per gli anni a venire. Accanto al muro restaurato è stato allestito un piccolo museo permanente dedicato all’evento del 1984 e alla storia di QUA, dove sono conservati documenti, fotografie e materiali che raccontano quella vicenda straordinaria.
Nel febbraio 2025 il legame tra Quattordio e i protagonisti del 1984 si è rinnovato in modo simbolico, quando Delta 2, uno dei writer originali ancora in attività, è tornato nel paese per realizzare una nuova opera insieme al writer milanese Dropsy, in occasione di un tour italiano che lo ha portato successivamente a Verona per una mostra. Un gesto che ha confermato il peso storico e affettivo che Quattordio ha per chi ha vissuto quegli anni pionieristici.
Cosa vedere e come arrivare
Il percorso museale di Quattordio si sviluppa lungo le vie del centro storico e nelle zone limitrofe, con opere distribuite su facciate di case private, muri di edifici pubblici e spazi che nel tempo sono stati messi a disposizione dai residenti. La visita si fa a piedi o in bicicletta e non richiede biglietti né prenotazioni. Durante le edizioni del festival vengono organizzati art tour guidati da Another Scratch in the Wall, un’associazione che conosce il percorso e la storia di ogni singola opera nel dettaglio.
Quattordio si trova a circa 10 chilometri da Alessandria ed è raggiungibile in treno dalla stazione di Alessandria, con connessioni da Milano e Torino. La visita si abbina bene a un’escursione nel Monferrato, una delle zone più belle del Piemonte per paesaggi, enogastronomia e arte.
Il festival si svolge ogni anno in primavera, tradizionalmente in maggio, spesso in concomitanza con Golosaria Monferrato. Per l’edizione 2026 le date non sono ancora state annunciate: per restare aggiornati il riferimento è il sito www.stradedarts.it, il profilo Instagram @stradedarts e la pagina Facebook di QUA Quattordio Urban Art.
Un posto che vale il viaggio
Quattordio non è una grande città, non ha una scena artistica permanente nel senso tradizionale del termine e non è una destinazione che molti inserirebbero spontaneamente in un itinerario. Ma chi arriva qui capisce subito di trovarsi di fronte a qualcosa di raro: un luogo che custodisce con consapevolezza un pezzo di storia che appartiene a tutti quelli che amano il writing e la street art, e che ogni anno lavora per aggiungere nuovi capitoli a quella storia.
Per chi segue questa cultura dall’interno, Quattordio è un posto che si deve vedere almeno una volta. Non per un festival o un evento, ma perché quel muro del 1984 è uno dei pochi oggetti fisici che permettono di toccare con mano le origini di tutto.
