C’è un piccolo borgo in Molise, Civitacampomarano, in provincia di Campobasso, che negli ultimi anni è diventato uno dei casi più interessanti e raccontati nel panorama della street art italiana e internazionale. Non per le dimensioni, che sono quelle di un paese di circa 300 abitanti, ma per quello che è riuscito a costruire attorno a un’idea semplice e potente: usare l’arte di strada per fermare lo spopolamento e restituire identità e orgoglio a una comunità che rischiava di scomparire.
Il CVTà Street Fest è il festival internazionale di street art che dal 2016 trasforma ogni anno Civitacampomarano in un museo a cielo aperto, libero e gratuito. L’edizione 2026 è prevista per l’estate, con date ancora da confermare ufficialmente, ma vale già la pena raccontare la storia di questo festival e capire perché merita tutta l’attenzione che sta ricevendo.
Come è nato tutto
La storia comincia nel 2014, quando Ylenia Carelli, presidente della Pro Loco “Vincenzo Cuoco” del borgo, invia una mail ad Alice Pasquini, street artist romana di fama internazionale, invitandola a venire a dipingere i muri del centro storico di Civitacampomarano. Un gesto semplice, quasi spontaneo, che porta con sé una coincidenza straordinaria: il nonno di Alice Pasquini era originario proprio di quel paese e ne era stato il medico. Un legame familiare che trasforma un invito professionale in qualcosa di molto più personale.
Alice arriva, dipinge le porte e i muri del borgo ispirandosi a fotografie d’epoca degli abitanti, e i visitatori cominciano ad arrivare per vedere le sue opere. Da quel momento l’idea di un festival prende forma, e nel 2016 nasce la prima edizione ufficiale del CVTà Street Fest, con Alice Pasquini come direttrice artistica, ruolo che ricopre ancora oggi.
Dieci anni di arte sui muri
In dieci anni di festival il CVTà Street Fest ha coinvolto oltre 50 artisti provenienti da tutto il mondo e ha prodotto più di 90 opere permanenti sui muri, le porte e gli edifici del borgo. Nomi come David de la Mano, Alex Senna, Nespoon, Jan Vormann, Add Fuel, Martin Whatson, Biancoshock, Dan Witz, Gola Hundun e molti altri hanno lasciato il loro segno su Civitacampomarano, trasformandolo in un luogo che non si esaurisce nel corso del festival ma continua a vivere e ad attrarre visitatori tutto l’anno.
Ogni opera nasce da un rapporto diretto con il contesto, con la storia del paese e con i suoi abitanti. Gli artisti arrivano qualche giorno prima del festival, vengono ospitati a Casa Cuoco, la dimora storica in cui visse il celebre illuminista Vincenzo Cuoco, ristrutturata grazie a un accordo tra Airbnb, Anci e Ministero dei Beni Culturali, e si immergono nella realtà locale prima di cominciare a lavorare. Il risultato è una collezione di opere che non impongono un linguaggio estraneo al paesaggio, ma dialogano con la pietra antica, con le porte abbandonate, con i vicoli silenziosi di un borgo che porta i segni del tempo.
Alice Pasquini: la street artist che ha cambiato il destino di un borgo
È impossibile parlare del CVTà Street Fest senza dedicare il giusto spazio ad Alice Pasquini, la figura che più di ogni altra ha reso possibile tutto questo. Artista romana di fama internazionale, nel 2024 è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento che dice molto sul percorso compiuto dalla street art in Italia negli ultimi anni.
La sua direzione artistica non è mai stata quella di un contenitore neutro che accoglie artisti e li lascia fare. Alice seleziona personalmente ogni artista per invito, scegliendo prima le persone e poi il loro lavoro, cercando una coerenza tra la poetica di chi arriva e il contesto in cui va a operare. Una scelta che ha garantito al festival una qualità e una coerenza stilistica rare nel panorama dei festival di arte urbana.
Un modello di rigenerazione che guarda al futuro
Il CVTà Street Fest non è semplicemente un festival di street art. È diventato nel tempo un modello di riferimento per come l’arte può essere strumento concreto di rigenerazione urbana e sociale. Civitacampomarano aveva perso la scuola vent’anni fa per mancanza di bambini, aveva visto la sua popolazione scendere da 3.500 abitanti del dopoguerra agli attuali 300. Oggi ha un B&B, nuove attività commerciali e migliaia di visitatori ogni anno che percorrono i suoi vicoli in cerca delle opere.
L’edizione 2026 si preannuncia particolarmente interessante. In una recente intervista ad Artribune, Alice Pasquini ha anticipato alcune novità significative. I muri del borgo sono quasi esauriti, e questo ha spinto la riflessione verso nuovi territori: residenze per artisti, installazioni permanenti legate alla natura del paesaggio circostante e un libro edito da Drago che racconterà la storia del festival. Un’evoluzione naturale per un progetto che dopo dieci anni non ha nessuna intenzione di fermarsi.
Perché vale la pena andare
Civitacampomarano non è una destinazione comoda da raggiungere, dista circa tre ore e mezza da Roma ed è raggiungibile solo in auto. Non ci sono ristoranti nel centro del borgo, il che in realtà è parte del suo fascino: durante il festival i residenti aprono le proprie cucine e invitano gli ospiti a condividere la tavola con loro. Un’esperienza di ospitalità autentica che ha poco a che fare con il turismo tradizionale.
Le opere del festival sono visibili tutto l’anno e il borgo organizza visite guidate per chi vuole approfondire la storia di ogni murales. Per chi ama la street art e vuole capire come può diventare uno strumento di cambiamento reale, Civitacampomarano è una tappa che vale il viaggio, indipendentemente dal festival.
Per le date ufficiali dell’edizione 2026, che non sono ancora state annunciate al momento in cui scriviamo, il riferimento è il sito ufficiale del festival su www.cvtastreetfest.it e il profilo Instagram @cvtastreetfest.
