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Intervista al Writer Frode

Art.639 Reato di Espressione – Frode e Manu Invisible – 2017 – Trezzano Sul Naviglio (Milano)

Frode quando hai iniziato a creare e da cosa è nata questa tua passione? Ci racconti il tuo percorso artistico?

Ho iniziato a scrivere in strada nell’inverno ’92/’93. La zona Barona, in cui sono nato, è stata un’incubatrice del writing milanese ed italiano. Tawa, Kay1 i miei primi ispiratori, per me il writing era pura adrenalina da un lato, mentre dall’altro era studio e ricerca di stile nelle hall of fame che pian piano mi ero conquistato in zona.

Non c’erano interessi commerciali, tantomeno tutto il giro di gente che adesso gravita attorno alla street art. Per me era adrenalina e passione pura, oltre che rispetto per una cultura di cui mi sentivo nel mio piccolo custode. Ciascuno aveva il proprio stile, ben riconoscibile rispetto agli altri.

Come prepari un Pezzo su un muro? Prediligi il cartaceo o il digitali per i bozzetti? O hai un altro approccio? Ci racconti il tuo processo creativo?

Non ho un percorso di studi artistico alle spalle ed ho sempre amato la velocità ed improvvisazione in strada. 
Nonostante abbia migliaia di bozze alle spalle, i miei muri sono spesso nati da impressioni ed esperienze del periodo, come un diario aperto. Ciascuna espressione di una performance, raramente preparo la traccia su muro, visto che prediligo iniziare con il colore.

Tutto il processo produttivo nasce dalla vita stessa, spesso mentre sono in aula di giustizia a difendere qualcuno, o in un carcere, o mentre viaggio. Affronto la vita con ispirazione e dovendo unire il mio lavoro da avvocato a quello come artista, affronto entrambi come fossero semplicemente il mio pane quotidiano.

Le commissioni, che oramai purtroppo rappresentano la maggioranza del lavoro, mi obbligano alla preparazione di progetti. In tal caso eseguo le bozze a mano, spesso a penna ed acquerello. Non sono mai esaustive, per lo più accennano teoricamente al risultato finale, quindi è un concetto molto diverso dai rendering digitali che tentano di accattivarsi la committenza. 
Ma chi capisce qualcosa di disegno, riconosce il valore di una bozza a mano rispetto ai collage fotografici. Ogni linea sul muro è per me una prospettiva di una fase della vita, che si nutre di storie umane e sociali e cerca un via di comunicazione.

“Nonostante abbia migliaia di bozze alle spalle, i miei muri sono spesso nati da impressioni ed esperienze del periodo, come un diario aperto. Ciascuna espressione di una performance, raramente preparo la traccia su muro, visto che prediligo iniziare con il colore.”

Frode barona

Hai partecipato a molti eventi legati alla Street Art ed ai Graffiti sia in Italia che all’estero come all’Upfest di Bristol, una delle Convention di Graffiti e Street Art più grande del mondo. Quanto ritieni sia importante il confronto tra artisti per crescere professionalmente? Tra le varie collaborazioni che hai avuto con altri artisti, creatività e stili diversi, qualcuna ti è rimasta particolarmente impressa? Se sì per quale motivo?

L’Upfest, come molte altre occasioni, mi hanno regalato momenti di crescita importanti, soprattutto dal momento che il panorama creativo mondiale è pieno di stimoli. Credo che il confronto e le collaborazioni tra artisti diversi, siano fondamentali per ogni percorso. Innanzitutto sono di grande aiuto per uscire evitare di rimanere prigionieri dell’ego smisurato che ciascun artista nasconde. E soltanto l’apertura produce vera contaminazione e conduce a risultati inaspettati.

Penso a tutte le collaborazioni che ho avuto con artisti completamente diversi da me, come il pittore Rodolfo Viola o Mario Corrieri, o recentemente con il collega avvocato e pittore Siniscalchi insieme a cui abbiamo realizzato un muro per una pinacoteca di arte Sacra a Taranto.

Non è sempre facile collaborare con qualcuno, specie quando chi ti cerca  lo fa solo per tornaconto personale, cosa molto brutta  che mi è capitata proprio da parte di un altro artista che peraltro ho aiutato molto. 
Ma credo che la collaborazione più bella sia stata quella con un’organizzatrice di una mostra e live painting, le cui opere furono destinate alla collezione permanente del museo del bambino Mubaq di Fossa (L’Aquila)…che è poi diventata mia moglie! 

I Pezzi sui muri hanno spesso vita relativamente breve, salvo rari casi, perché vengono rimpiazzato da altri. Come vivi il fatto di sapere che una tua opera “svanirà”?

L’attaccamento dell’artista al proprio disegno è una cosa che mi ha sempre infastidito. Credo che chi venga come il sottoscritto dal Writing, sia ben conscio dall’inizio del futuro del proprio prodotto sul muro. Al tempo stesso però mal sopporta le mancanze di rispetto da altri dell’ambiente.

Un writer più che temere la sparizione di un suo lavoro, non tollera che lo stesso possa essere crossato da un altro writer. Ma il buffing invece è sempre esistito e fa parte del gioco.  Se poi “l’opera” deve svanire per mano di chi la rimuove dalla strada senza l’approvazione dell’autore e la colloca in un museo per una mostra, allora il discorso cambia completamente e ritengo giusto uscire dal codice della strada e sfruttare le opportunità del codice penale o quelle del diritto d’autore che ciascun creativo detiene su ogni propria creazione, proprio come mi è capitato in passato.

Questo è il concetto inascoltato che spiegai al primo tavolo di avvocati in tema che si tenne in occasione della triste mostra a Bologna alcuni anni fa con gli stacchi di blu. L’arte di strada alla strada.

“Un writer più che temere la sparizione di un suo lavoro, non tollera che lo stesso possa essere crossato da un altro writer. Ma il buffing invece è sempre esistito e fa parte del gioco.”

Frode barona

Oltre che un artista sei anche un avvocato impegnato nella difesa dei writers e degli street artists. Le molte, importanti, vittorie che hai ottenuto negli anni dalla assoluzione del writer Manu Invisibile dall’accusa di imbrattamento (art.639 C.p.) fino ad una delle ultime vincendo una causa in difesa degli streetscutures Urbansolid hanno creato dei precedenti in materia e conferito una maggiore attenzione da parte dei media verso il mondo dei Graffiti e della Street Art; cosa pensi manchi ancora nel nostro ordinamento giuridico per ottenere più tutela e libertà di espressione per gli artisti? Sei stato a Montecitorio lo scorso anno per proporre una modifica alla norma “Anti-Writers”. In cosa consisteva precisamente e vi sono novità?

Da quando nel 2007 fui uno dei primi indagati a Milano e subito dopo cominciai la professione, non ho mai smesso di difendere alcune idee basilari nelle aule giudiziarie.
Quando cominciai ad affermare i principi del Writing davanti ai Giudici, nessuno aveva minimamente idea di cosa stessi parlando e per questo cominciavo con l’a-b-c. 

Un’idea che mi portò spesso allo scontro con gli organi accusatori, era quella in base a cui un autore di strada non è automaticamente portatore di una volontà di segno opposto rispetto a quella di tutti coloro i quali vorrebbero vivere in una città più bella. Ottenendo il  riconoscimento di queste idee in sentenza, ho delineato un cammino preciso. Quello che definisco il “diritto di espressione” del writing e della street art, è un diritto che ha preso forma.

Nel nostro ordinamento giuridico manca un riferimento legislativo in tema a livello generale. Ma più specificatamente in campo penale, manca una equilibrio nel codice rispetto alle esigenze di giustizia della contemporaneità, in quanto rei di fatti molto gravi agiscono in tranquillità, mentre ai writers e street artist si riservano pene detentive del tutto squilibrate rispetto alla gravità delle condotte.

Per questo ideai e scrissi una proposta di derubricazione del reato di imbrattamento previsto dall’art.639 c.p.. Ho studiato una soluzione che, senza agire su temi troppo “difficili” per il Diritto penale, quale la presunta o meno artisticità di un intervento in strada, è comunque in grado di scardinare i processi continui contro questo mondo.

Una proposta insomma che agisce sui meccanismi  tecnici della procedura. E la portai alla Camera dei deputati con l’on.Palazzotto, Ivan il poeta ed Andrea Cegna (autore di “Elogio alle tag”).
Una proposta che, a veder da un altro punto di vista, ho scritto contro il mio stesso interesse come professionista ad avere clienti. E credimi ne sto difendendo veramente tanti, anche all’estero… Ho scelto di difendere in prima linea la mia coerenza come autore di strada,  difficilmente qualcun altro avvocato avrebbe mai portato avanti istanze simili. 
Per adesso non è ancora stata portata in discussione, ma la consultazione è libera sul sito della Camera dei Deputati.

Ad un artista che da poco si è avvicinato al mondo dei Graffiti e della street Art cosa consiglieresti? 

Mal sopporto tutti quelli che dispensano consigli… Spero solo che si accosti oggi a questo mondo, non lo faccia nell’ottica commerciale o della visibilità sui social, o perché ha sentito dei lauti compensi della multinazionale Banksy. 
In ogni caso gli direi comunque  di uscire di casa e di andar in strada ad imparare.

I social network ed il web in generale hanno, fortunatamente, restituito una maggiore visibilità all’arte moderna. Da artista che rapporto hai con la Rete? 

La rete ha portato molte occasioni in più per tutti ed ha inciso profondamente sul significato stesso del fare arte.
Innanzitutto la condivisione primaria di ogni processo e prodotto creativo, ha modificato le prerogative degli artisti e l’impostazione del lavoro di ciascuno. Producendo spesso per la “visibilità” e “condivisione”, il contenuto populista di un certo tipo di arte è oggi sdoganato al massimo. Si frustrano certi tipi di espressione meno spendibili in rete, a favore di tutto ciò che, con semplici trucchi di scena, può apparire allo schermo come maggiormente appetibile.
Al tempo stesso si producono mode e gusti basati sull’estetica più che sul contenuto. Se da un certo punto di vista tutto questo ha giovato all’emergere di molteplici espressioni artistiche “visual”, dall’altro si contribuisce a creare stili che definirei “globalizzati” e quindi in spersonalizzanti. 
Vivo appieno questa contraddizione della rete. Da un lato sono felice di entrare facilmente in contatto con realtà un tempo inarrivabili. Dall’altro temo la frustrazione dell’impegno che la ricerca artistica necessariamente secondo me deve ancora presupporre.
Non so quanto potrà durare ancora questa speculazione sulla “street art”, che vive di riflesso sulla reputazione di espressione “libera di strada” che invece viene portata avanti coerentemente solo dal writing. La rete invece che portare chiarezza su questo aspetto, ne ha uniformato l’aspetto all’esterno.


Grazie a Frode per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.



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