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Intervista al Writer Irwin

Irwin quando hai iniziato a creare e cosa ti ha avvicinato al mondo dei Graffiti? Ci racconti il tuo percorso artistico.

Disegno da sempre. Già alle elementari ero affascinato dalle tag dipinte sui muri di Milano. Poi, durante gli anni del liceo artistico, ho condiviso ogni giorno adrenalina, incoscienza e sperimentazione con la PhM, la mia prima Crew. Alla fine degli anni ‘90 non avevamo accesso a muri liberi, dipingevamo in spazi illegali o abbandonati. Sembra strano pensarci ora, ma quello che sapevamo della scena veniva dalla strada e da qualche magazine come AL.
Nel 2002 mi sono trasferito a Firenze e sono entrato a far parte di due Crew, gli ADR e la 8T. 
Finita l’Accademia ho viaggiato spesso sia in Europa che oltreoceano, dipingendo in ogni posto che ho visitato – il supporto della rete dei graffiti arriva ovunque.
Negli ultimi 10 anni ho vissuto tra Berlino e Milano, dove ho un mio studio e spesso lavoro su tela e altri materiali, ma come sai, non ho mai smesso di dipingere muri. 

La tua evoluzione nel creare Pezzi negli anni da cosa è stata influenzata? 

Quello che è il mio lavoro oggi è un intrecciarsi di influenze che spaziano dai graffiti come strumento di comunicazione interculturale – dal wild style al lettering dei Pixadores brasiliani –, alle esperienze che ho fatto dipingendo per strada, dal disegno dal vero studiato negli anni dell’Accademia di Belle Arti, dalla passione per l’arte sia contemporanea – artisti quali Matthew Barney, Joseph Beuys, Chris Cunningham, Bruce Nauman –, che classica e sacra, dai cartoni animati, dai fumetti e dai videogiochi. Anche la musica ha avuto una forte influenza sul mio lavoro, dalla cultura hip hop, all’ettronica a quella classica, fino a Venetian Snares.

Cosa ti ispira quando crei? Solitamente prepari dei bozzetti o preferisci farti ispirare al momento? Quale è solitamente il tuo processo creativo?

Difficile dare una struttura razionale ad un processo che spesso è fortemente legato tanto alla mia emotività quanto all’istinto. A volte preparo molti bozzetti prima di arrivare all’immagine definitiva, altre no, il primo schizzo diventa la bozza definitiva.
Ho un’immaginazione decisamente vivida e negli anni ho creato un mio immaginario fatto di forme, segni e soggetti ricorrenti, per esempio nell’ultimo anno dipingo spesso coccodrilli. Anche se spesso la scintilla che innesca il mio processo creativo parte dal quotidiano, da un gesto o da un pensiero che mi colpisce.

“Spesso la scintilla che innesca il mio processo creativo parte dal quotidiano, da un gesto o da un pensiero che mi colpisce.”

iRWIN

Quanto pensi sia importante testare e valutare nuovi approcci creativi e tecniche?

A volte disegno senza farmi troppe domande, ma il tracciare un segno è per me il mezzo attraverso il quale esprimere la ricerca formale che porto avanti da anni e una riflessione critica sulle mie intenzioni. Credo sia proprio questa dualità che mi permette di sperimentare liberamente varie tecniche, facendomi crescere e al contempo cambiare nel tempo. 

Nei tuoi Pezzi spesso rappresenti animali o personaggi che riconducono al mondo animale e/o fumettistico di fantasia, personalizzati e caratterizzati dal tuo stile, da cosa nasce questa tua passione?

L’inserire animali nel tessuto urbano mi diverte, perché da un lato apre un dialogo fatto di immagini che contrappongono città e natura e dall’altro mi permette di sperimentare con anatomie complesse che lasciano trasparire pensieri umani. A livello formale mi interessa esplorare i materiali che caratterizzano la città quali il cemento attraverso la pluralità di colori che caratterizzano una fauna che non per forza le appartiene e dall’altra mi affascina l’idea di espandere un elemento architettonico alterandone la percezione, per esempio associando un ponte dell’hinterland alla giungla tramite un animale ingigantito. 

“Mi affascina l’idea di espandere un elemento architettonico alterandone la percezione, per esempio associando un ponte dell’hinterland alla giungla tramite un animale ingigantito.”

Irwin

L’arte contemporanea nel tempo sta cominciando a raggiungere una importanza rilevante anche in Italia. Cosa pensi manchi al pubblico italiano per avvicinarsi maggiormente al mondo dei Graffiti e della Street Art? Una corretta informazione? Maggiore visibilità? Più eventi oltre a quelli già presenti? O altro? 

Credo che al pubblico italiano non manchi niente per relazionarsi ai graffiti e alla street art. La storia dei graffiti è lunga e complessa, tanto gli uni quanto l’altra sono stati interpretati come atti vandalici nel passato, ma oggi sono una forma d’espressione riconosciuta sia da un pubblico specializzato dell’arte che dalle persone che la incontrano quotidianamente in città. 
Le tante forme – tra cui bombing, tag, lettering e il disegnare characters – si sono evoluti in diversi generi, riuscendo a coinvolgere un pubblico via via sempre più ampio in Italia quanto all’estero.

Se dovessi dare dei consigli ad un artista che si è avvicinato da poco al mondo del writering e della Street art come espressione artistica, quali sarebbero? 

Gli direi di cercare un suo approccio a questo mondo, di farsi domande su quello che fa, di studiare, ma di rimanere puro, di fare liberamente quello che vuol fare mettendoci passione. O forse gli suggerirei solo di essere pronto ad ascoltarsi senza aggiungere nulla di più.


Grazie a Irwin per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.



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