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Intervista Giorgio JE 73 - www.streetartyep.com
GraffitiInterviste agli artisti

Intervista al Writer Giorgio JE 73

Spray and quartz on wall 9x10m – London – UK

Giorgio quando e come hai iniziato ad esprimere la tua arte? Quale percorso ti ha portato a diventare l’artista che sei adesso?

Tutto ha avuto inizio entrando in contatto con la cultura hip hop; che già inconsciamente ammiravo alle scuole medie nella mia città Salerno. Dico inconsciamente perchè amavo i puppet di Shaone delle Famiglia, così come la cultura americana e il basket, ma ancora non sapevo cosa fosse l’hip-hop e tutto quello che c’era dietro questo mondo. Poi trasferito a Milano, ho fatto conoscenza dapprima con la musica rap, ricordo che facevo chilometri per andare a vedere le battle di freestyle di rapper allora non troppo conosciuti, ma oggi più famosi, come Ensi, Kiave, Clementino, Skarraphone, Mecna, e tanti altri. Poi successivamente mi sono focalizzato su un altra disciplina dell’hip hop: i graffiti.

Circa nel 2005, realizzavo i miei primi pezzi. Si trattava di lettere in stile bubble che realizzavo principalmente di notte nelle strade che sapevo di percorrere i giorni seguenti, così da avere la soddisfazione di vedere con calma ciò che avevo realizzato e di migliorare. In quegli anni era nata anche la Street Art e così parallelamente al writing e ai graffiti mi interessavo anche di questo fenomeno, frequentando assiduamente, con il mio grande amico e fratello non di sangue Slow, centri di ritrovo degli street artist e gallerie all’ora diciamo abbastanza underground. Così ho conosciuto grandi nomi come Zibe, Orticanoodles, C215, M-City, e anche parte della scena hip hop milanese. Da allora ho sempre sperimentato tantissime tecniche artistiche come gli stencil, i poster, le vernici; che mixavo con i graffiti classici; e anche con l’architettura, che contemporaneamente studiavo al Politecnico; per cercare quella che a mio avviso è l’essenza e la natura dell’hip-hop: LA RICERCA DEL PROPRIO STILE.

Ho avuto poi dei grandi maestri, due persone in particolare alle quali sarò sempre grato. Il primo è End1 aka Endrago, king indiscusso del writing in Italia e anche rapper, ha creato un tipo di stile nelle lettere che gli viene copiato oggi; a lui devo la partecipazione a diverse jam ed eventi legati ai graffiti e all’hip hop, mi ha dato la possibilità di conoscere e soprattutto di farmi conoscere, ha creduto in me e nel mio stile ancor prima che io potessi definire un mio vero e proprio stile e mi ha introdotto nella scena. Il secondo è 2501, che non ha bisogno di presentazioni, tra i primi forse 5 muralisti/street artist più forti e influenti al mondo; ho avuto l’onore di lavorare come aiutante a dei sui progetti e per me è stato come fare un tirocinio, a lui devo la comprensione di come fare per creare un proprio stile, e soprattutto di come gestire il business dell’arte, anche se da questo punto di vista ho ancora da imparare.
Inoltre ho fatto parte di crew e ho collaborato con tantissimi artisti che nella buona e nella cattiva sorte ringrazio tanto perchè mi hanno fatto crescere e quindi aiutato a diventare quello che sono ora e a definire il mio stile: un mix di graffiti classici, muralismo e architettura.

Come prepari un Pezzo su un muro? Prediligi il cartaceo o il digitali per i bozzetti? O hai un altro approccio? Ci racconti il tuo processo creativo?

I pezzi che realizzo oggi sono completamente improvvisati, li realizzo in freestyle. E’ la tecnica che amo di più, perchè anche l’improvvisazione è una tecnica. Semplicemente vado al muro, guardo com’è, le caratteristiche, le geometrie dell’edificio, del contorno, come sono ispirato, chi c’è con me; e poi inizio a tracciare e quasi da sola viene fuori l’opera. Diverso invece è l’approccio quando devo realizzare una commissione: in quel caso realizzo prima una bozza cartacea, con matite, di solito anche senza colori; poi la trasferisco al pc e realizzo un bozzetto digitale con Photoshop o con Illustrator che seguirò poi per la realizzazione su muro.

“Ho sempre sperimentato tantissime tecniche artistiche come gli stencil, i poster, le vernici; che mixavo con i graffiti classici; e anche con l’architettura, che contemporaneamente studiavo al Politecnico; per cercare quella che a mio avviso è l’essenza e la natura dell’hip-hop: LA RICERCA DEL PROPRIO STILE.”

gIORGIO je 73

Le tue opere sono sempre ben identificabili per lo stile che utilizzi. Come definiresti il tuo stile?

l mio stile lo definirei geometrico/astratto, anche se non amo inquadrarlo in una categoria. Come ti dicevo è un mix dei graffiti, del muralismo, della street art e dell’architettura. I graffiti mi hanno ispirato nelle lettere, ho creato un mio font personale che chiamo “module73”, riconducibile ad un triangolo; dal muralismo e dalla street art ho appreso le tecniche e l’architettura e l’urbanistica mi hanno ispirato nelle forme.

Hai avuto modo di realizzare opere non solo in Italia, ma in molti altri Paesi. Quanto queste esperienze hanno inciso sul tuo lato artistico? 

Tantissimo, sono fortunato perchè ho avuto la possibilità di visitare e di poter dipingere in tanti paesi del mondo. Ho dipinto in Cile, tanti anni fà in Brasile; in Europa ho dipinto in Spagna, in Inghilterra, in Kosovo, in Germania; ho dipinto l’anno scorso al Meeting of Style di Miami durante la settimana di Art Basel; anni fà ho dipinto a 5 Pointz di New York. Tutte esperienze che hanno riempito il mio bagaglio culturale e mi hanno formato non solo come artista, ma anche come persona. Ogni paese ha uno stile e delle influenze diverse, anche se l’arte è un linguaggio globale e il writing ancor di più; ma comunque la storia dei diversi paesi incide sulla vita stessa, sulla cultura e quindi anche sull’arte. E’ inevitabile che vivendo in un paese una persona assorba parte delle sue tradizioni.

“Ogni paese ha uno stile e delle influenze diverse, anche se l’arte è un linguaggio globale e il writing ancor di più.”

Giorgio JE 73

Una curiosità, il tuo nome d’arte JE 73 ha un numero che non riconduce, come spesso accade in questi casi, alla tua data di nascita. Da cosa nasce questa scelta? 

Il numero Sette Tre non è altro che la versione numerica delle lettere “J” ed “E”, viene fuori specchiando le lettere. E’ un numero che ho aggiunto alla mia tag dal 2015, quando ho iniziato a creare quello che oggi è diventato il mio stile, come un codice identificativo di questo prodotto. Una volta le tag comprendevano sempre dei numeri, ma questi non indicavano la data di nascita, bensì il numero della strada dove si abitava.

Negli Stati Uniti i nomi delle strade sono dei numeri, così i primi writer taggavano con il numero della loro strada. Dopo circa la novantesima strada a New York inizia Harlem e poi da circa la centocinquantesima inizia il Bronx ed è per questo che le prime tag come Taki183 venendo dal Bronx avevano questi numeri, indicava semplicemente che era della 183esima street. Oggi è una cosa che non si fa più perchè siamo in Italia e anche perchè tutto è cambiato, e i valori sono altri; ma questa questione del numero è una cosa che riporta anche a quelle radici e che diversi artisti adottano.

L’arte moderna nel tempo sta cominciando a raggiungere una importanza rilevante anche in Italia. Cosa pensi manchi al pubblico italiano, anche in base alla tue esperienze all’estero, per raggiungere la mole di interesse che in altri Stati anche europei è consolidata? Una corretta informazione? Maggiore visibilità? Più eventi oltre a quelli già presenti? O altro.

Di sicuro in Italia manca una corretta informazione, manca cultura. L’Italia è un paese fantastico, soprattutto a livello artistico, abbiamo una storia dell’arte che ci invidia tutto il mondo, abbiamo arte moderna e arte contemporanea che ci invidia tutto il mondo, abbiamo tra i migliori Street artist al mondo, abbiamo tra i migliori muralisti al mondo, abbiamo tra i migliori writer al mondo, ma nessuno li conosce, anche se all’estero sono giustamente considerati dei maestri e chiamati ovunque per dipingere enormi facciate.

Vedi ad esempio Joys, Peeta, Dado, 2501, 108, Vesod, Blu, e potrei farti un elenco lunghissimo; lo stile italiano è super e all’avanguardia ma mal giudicato nel nostro paese perchè la cultura e lo studio spaventano; le masse se hanno la possibilità di studiare, e anche la voglia, sono difficili da controllare; ma questo non lo dico certo io, è un dato di fatto, è storia. Sono sicuro però che anche in Italia arriverà il momento del “Nuovo Muralismo”, o forse è già in atto.

Attualmente i Social in primis e l’web in generale hanno conferito maggiore visibilità alle varie forme d’arte. Si potrebbe dire che si è allargato il palcoscenico ed è aumentato in modo esponenziale il pubblico. Da artista come è il tuo rapporto con la Rete? 

Il mio rapporto con la rete direi che è buono, ho 33 anni e sono quindi nato a cresciuto diciamo “senza il cellulare”, quindi non sono così bravo sui social e nella rete in generale come chi è più piccolo di me; ma faccio il mio, anzi è proprio grazie alla rete che ho avuto la possibilità di avere più visibilità a livello artistico e di trovare diversi lavori.

La rete è positiva, perchè ha ristretto il mondo, le distanze, e se usata bene da la possibilità di avere tutto a portata di mano. 15 anni fà le persone volevano conquistare le strade, oggi le strade da conquistare sono quelle del web, e questo per le generazioni come la mia ha creato sicuramente un pò di disagio e squilibrio, siamo cresciuti pensando a una realtà che oggi è completamente diversa, ma sarà ancora diversa tra alcuni anni, c’è sempre da imparare ed è un bene, credo che bisogna avere sempre curiosità e voglia di studiare, anche le dinamiche della rete.


Grazie a Giorgio JE 73 per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.



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