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Interviste agli artisti

Intervista al Writer Whiler

Whiler quando i graffiti sono entrati a far parte della tua vita? Come e quando hai iniziato?

Cominciai ad interessarmi ai graffiti nel 2003, il mio primo anno delle superiori. A quei tempi avevo un compagno di classe che durante le lezioni, al posto di prendere appunti, faceva delle bozze sui quaderni. “Beta” era la tag. Lui conosceva tutte le basi del writing. Con lui ho cominciato a capire che cos’erano i graffiti, gli stili, il lettering, le tag e le crew. Forse  perché un po’ di nicchia o per il fascino dell’’illegalità, quel mondo mi ha colpito da subito ed è stato il mezzo  per esprimere ciò che provavo su qualsiasi superficie.
Ricordo che all’uscita da scuola andavamo a procurarci le “bonze” da Margot2, dietro piazza Vetra (in quel periodo le Montana Hardcore erano le mie preferite).

Nell’inverno del 2004 ho fatto il mio primo pezzo dalle parti di Milano sud, dietro un centro commerciale. Quel blocco durò due giorni, perché venni “crossato” amaramente da una crew della zona. È stato un bello schiaffo! Dopo quell’episodio capii di dover fare più attenzione a dove lasciavo il segno. Negli anni a venire cominciai a vedere i pezzi e le tag in giro per Milano e dintorni, volevo apprendere il più possibile nello studiare le forme, le lettere e i colori. Nel frattempo mi feci notare in giro. Conobbi ragazzi che avevano la mia stessa passione e coi quali incrementai le mie doti creative. Uno di questi, “Rospone”, mi presentò “Cre”, un pilastro della UOK crew. Mi unii a loro per dipingere di tanto in tanto ed imparare qualcosa di nuovo. Da quel momento siamo diventati inseparabili  (Cre è stato un mentore per me ed è grazie a lui se ho acquisito una precisione maniacale nel dipingere). 

Nel 2010 entrai nella storica UOK e da lì a poco ho conosciuto tante persone con le quali ho dipinto e condiviso momenti speciali. Tra questi saluto il mio amico “Sound” che mi ha sempre scarrozzato in giro per il mondo.

Quali sono state le difficoltà maggiori sia sociali che ambientali che hai trovato agli inizi? E quali le soddisfazioni?

Dopo il mio primo pezzo crossato, capii subito… sarebbe stata una battaglia con chi, come me, si esponeva a qualsiasi rischio pur di affermare il proprio nome e spingere la sua Tag ovunque.

Prima di conoscere Rospone e Cre , era una lotta continua con chi faceva il pezzo migliore, nel posto più improbabile e sperduto della città, più in alto dei tetti. Capitava di incontrare gente piacevolmente sorpresa del luogo e della  riuscita del pezzo, ma anche chi, contrariato, sfregiava.

Tirando le somme ti fai un po’ di nemici e meno di amici. Nel tempo poi tendi a fare una scrematura e rimangono quelli con cui hai condiviso di più. Non c’è cosa più appagante di vedere un tuo pezzo che gira su di un treno o resta su di un muro.
Il tuo pezzo, lì, sospeso nel tempo, vuol dire solo una cosa, che hai spaccato!

Ricollegandoci alla domanda precedente, rispetto a quando hai iniziato, quali sono secondo te i vantaggi ed eventualmente gli svantaggi maggiori per un writer che si è avvicinato da poco al mondo dei Graffiti? 

È una domanda alla quale faccio molta fatica a rispondere, poiché quando ho iniziato io a quel tempo, non avevo idea di cosa fosse questo mondo. Se non avessi trovato qualcuno che mi dava delle direttive, probabilmente non sarei qui a risponderti.
Penso che i Graffiti e il mondo del Hip-Hop in generale, siano un percorso nel quale le scelte e le azioni che segui ti forgiano e determinano quello che sarai in futuro.
Non ci sono svantaggi né vantaggi, ti evolvi nel tempo, sia mentalmente che tecnicamente; sta a te decidere. Se inizi questo percorso devi essere fortemente convinto di quello che fai e crederci, perché non è un hobby!

“Penso che i Graffiti e il mondo del Hip-Hop in generale, siano un percorso nel quale le scelte e le azioni che segui ti forgiano e determinano quello che sarai in futuro.”

Whiler

Quando progetti un Pezzo, come lo prepari? Crei una bozza o ti lasci ispirare al momento in base al luogo in cui ti trovi? Quale è il tuo processo creativo?

Sono sempre stato un metodico nel preparare un pezzo. Nonostante possegga un tratto del tutto personale mi piace osservare gli stili di altri writer: le lettere, i colori, i loop, tutto quello che può darmi ispirazione.

Per il 90% non inizio niente sulla superficie se non ho un bozzetto dietro, non perché non riesco a farlo in freestyle, ma preferisco avere uno schema preciso di quello che andrò a fare. Quindi parto nel creare una bozza su carta o su un supporto digitale, ne faccio tante per poi trovare il giusto compromesso.

Una volta completato il primo passaggio penso a che colori usare, quindi affianco i codici dei pantoni (nel mio caso quelli della Montana) al bozzetto per essere sicuro che il colore corrisponda a quello che sarà la resa finale sulla superficie.

Una volta concluso questi passaggi sono pronto per iniziare. Alle volte capita che, pur avendo la bozza pronta, cambio qualcosa in base al luogo o alla posizione dove faccio il pezzo perché costretto a rivedere delle cose. 

Quanto negli anni è stato importante per te la possibilità di rapportati e condividere esperienze e tecniche con altri artisti?

Personalmente in tutti questi anni ho studiato e appreso da più gente possibile. 
Mi ricordo che andavo spesso alle jam solo per vedere come dipingevano, che stili e tecniche venivano usate dai writer. Era uno studio approfondito, e la cosa bella è che avevi la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con gente affermata o con ragazzi che come me, avevano appena iniziato questa strada. Più avanti contatti amici che portano altri amici per dipingere, gente nuova con cui poter arricchire le tue tecniche ed esperienze.

Il writing per certi versi unisce molto la gente, c’è uno scambio sociale che ti fa crescere, poi certo si possono creare dei dissapori, alle volte inevitabili, ma alla fine sei te stesso con le tue capacità che ti hanno fatto diventare il writer che sei oggi. Posso dire quindi che è stato fondamentale rapportarmi con gente che dipingeva.

Se avessi la possibilità di scegliere un luogo in qualsiasi posto nel mondo dove esprimere la tua arte quale sarebbe e perché?

Poter dipingere a New York sarebbe il TOP! È la Mecca dei graffiti ed è la città dove è nato l’Hip-Hop. Penso che se si avesse la possibilità di fare un pezzo nella “Grande Mela” bisognerebbe andarci assolutamente. Spero un giorno di poter organizzare qualcosa e farlo; sarebbe un grande punto d’arrivo dipingere proprio in quella città perché sarebbe un ritorno alle origini, ma anche lasciare un segno dove altri hanno fatto la storia. 

“Poter dipingere a New York sarebbe il TOP! … sarebbe un grande punto d’arrivo dipingere proprio in quella città perché sarebbe un ritorno alle origini, ma anche lasciare un segno dove altri hanno fatto la storia.”

Whiler

Alla luce della attuale situazione burocratica e legislativa italiana, che negli ultimi anni sembrerebbe aver cominciato ad essere maggiormente “aperta” verso l’arte urbana. Come immagini e auspichi il futuro dei Graffiti e della Street Art in Italia? Cosa si potrebbe ancora migliorare?

L’Italia si sta un po’ adeguando a quello che succede nelle altre metropoli Europee, si cerca di tener buoni un po’ tutti. Per Milano ormai vedo poche Tag di gente nuova. Hanno creato alcuni spazi chiamati “muri liberi”, stanno creando eventi di riqualificazione urbana ma si tratta soprattutto di lavori su commissione, ed è fuori dal principio dei graffiti.

Di fatto sono dell’idea che street art e graffiti siano mondi opposti e MAI da mettere nello stesso gruppo. Quello che la politica sta facendo è di adeguarsi al mondo e creare eventi per gente che fa parte dell’ambiente artistico, e bada bene che ho detto “artistico”. I graffiti non sono arte (parere personale), quindi non mi sento di dare consigli o idee su come si potrebbe migliorare questa situazione, ma dico solo che i graffiti devono essere considerati per quello che sono, ovvero spingere il proprio nome e il proprio stile ovunque, senza preoccuparsi di ciò a cui si va incontro ed essere quindi liberi e consapevoli di quello che si sta facendo.

Vorrei citare un verso di Kaosone: “Non chiamare affreschi quelli che vedi sui palazzi. La terminologia corretta è pezzi…”.

Concludo salutando tutti quelli che ho incontrato nel mio percorso creativo e soprattutto la UOK che ha creduto nelle mie skills, YO!


Grazie a Whiler per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.



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