
Foskia cosa ti ha spinto la prima volta a prendere in mano una bomboletta ed avvicinarti al writing come forma d’arte? Quando e come hai iniziato?
Precisamente non saprei, ma ricordo che era il 1998 e avevo 10 anni. Ero alle elementari e la mia città (Milano) era “devastata” da Tag, Throw Up e Pezzi: per me erano incredibili, non capivo inizialmente cosa fossero ma ne ero affascinato. Ero un bambino cresciuto con la forte passione per il disegno e passavo giornate intere a disegnare su foglio (mostri, fumetti, ecc.), a volte sui muri della cameretta o, per la gioia di mia madre, sui mobili di casa.
Nel 2000 presi per la prima volta uno spray del ferramenta in mano e da subito ho provato a scrivere nel mio quartiere il nome (soprannome) che i miei amici mi avevano dato; da lì avevo capito che quel gesto mi regalava diverse ed indescrivibili emozioni, che solo chi è dentro a questo “game” può capire. Così ho continuato fino ad oggi, cercando di migliorare le tecniche e di far notare il più possibile il mio nome per lo stile che mi contraddistingue, disegnando su ogni superficie movibile e non.
La tua evoluzione artistica negli anni da cosa è stata influenzata?
Ero sempre poco più che bambino e nella mia zona erano presenti molte “hall of fame”. Una di queste era il cavalcavia di Santa Rita (Giambellino), che apparteneva ad una delle crew storiche milanesi: la “16K”. Quelle forme aliene mi avevano impressionato molto ed inoltre mi documentavo sulla storia newyorkese da dove per me è partita tutta la faccenda; mi ispiravo molto a graffiti che vedevo nel quartiere ma anche fanzine, documentari, film come “Wild Style” e “Style Wars”. Phase2, Dondi, Case (NY), padri di questa cultura, hanno gettato le basi per me e, penso, per molte altre generazioni di writer nel mondo.
Mi piaceva tentare di unire lettering classici a forme più organiche o metalliche, cercando sempre di miscelare quello che vedevo lungo la mia città agli stili degli anni ’80 di New York; ho sempre tentato di essere più originale possibile e di evolvermi sempre di più rimanendo al passo coi tempi.
“Phase2, Dondi, Case (NY), padri di questa cultura, hanno gettato le basi per me e, penso, per molte altre generazioni di writer nel mondo.”
Foskia
Su quale supporto preferisci esprimere la tua arte e perchè?
Non ho preferenze, però, diciamo, che i muri lisci e rasati a dovere adesso sono l’ideale per me. Ovviamente, quando ero più piccolo, prediligevo superfici mobili (tram,metro, bus ecc.) e palazzi. Comunque ogni superficie per me se disegnabile e a spray e/o acrilico va bene.
Ultimamente sto scoprendo il valore delle tele, che sono, per me, un lavoro più introspettivo e “tranquillo” rispetto alla velocità frenetica che ho nel dipingere altri supporti. Ogni sostegno sul quale mi applico è una sfida e anche un modo per apprendere nuove tecniche e superare le difficoltà che si incontrano quando si affrontano nuove realtà.
Concludendo, penso che i grandi muri li prediligo anche perchè si ha modo di esprimersi in maniera più libera, dove i margini e le restrizioni che di solito si trovano, non sono presenti.
Cosa ti ispira quando crei? Solitamente prepari dei bozzetti o preferisci farti ispirare al momento?
Mi ispiro principalmente a delle forme che si trovano in natura, artificiali o geometriche, di cui ogni elemento che raffiguro compone una parte delle lettere dei miei graffiti. Per quanto riguarda gli elementi più figurativi, cerco ispirazione nei fumetti, cartoni animati e caricature con i quali sono cresciuto (Marvel, Disney…), aggiungendoli quasi sempre ai miei lettering.
Oltre allo stile e le forme delle mie lettere cerco di trovare texture di qualunque tipo da inserire nelle mie colorazioni, ad esempio effetti metallici, legno, liquidi, ecc….
Solitamente, un tempo, producevo dei bozzetti su carta per poi riprodurli in proporzione su muri o su altre superfici. Ora, invece, preferisco improvvisare di fronte a ciò che devo dipingere, svuotando la mente, in questi casi, trovandomi a dare sfogo ai miei impulsi, tentando di razionalizzare i miei istinti nell’istante in cui dipingo.
“Mi ispiro principalmente a delle forme che si trovano in natura, artificiali o geometriche, di cui ogni elemento che raffiguro compone una parte delle lettere dei miei graffiti.”
Foskia
Hai avuto modo di fare dei Pezzi con molti artisti, creatività e stili diversi, come queste collaborazioni hanno influenzato il tuo lato artistico?
Ho avuto modo di conoscere diversi writers/artisti ultimamente, ho dipinto in molti Paesi europei tra i quali Germania, Spagna, Danimarca, Svizzera, Belgio. Durante svariati eventi, jam hip-hop come “Meeting of styles”, ho creato svariate connessioni personali e su muro. Ho una particolare simpatia per la gente positiva, disposta a condividere la propria cultura e il proprio stile; in questi anni ho legato con molti sudamericani e spagnoli che, oltre che a livello umano, mi hanno insegnato molto anche a livello tecnico nel campo dei graffiti.
Dal punto di vista artistico accetto sempre consigli, ma sono una persona testarda e vado spesso per la mia strada. Ho avuto molti “maestri”, ma sono per lo più persone con le quali sono cresciuto e della mia crew della mia città, persone che mi hanno insegnato un po’ di tutto, non solo a disegnare.
Oltre il Writing quali altre forme di arte ti appassionano? Ve ne è qualcuna a cui ti piacerebbe dedicati nel futuro?
Da ragazzino suonavo diversi strumenti e mi ero appassionato alla musica in generale. Diciamo che un mio sogno sarebbe stato fare il producer e dj, ma, purtroppo o per fortuna ho intrapreso un’altra direzione. Più avanti vorrei riuscire a fare musica più seriamente, ma penso che rimarrà solo un mio passatempo.
Se dovessi dare tre consigli ad un artista che si è avvicinato da poco al mondo dei Graffiti e della Street Art come espressione artistica, quali sarebbero?
Uno dei consigli che darei è: disegnare il più possibile e non seguire le regole, perchè a volte non hanno fondamento. Essere sempre umili e portare rispetto a quelli che hanno intrapreso un percorso artistico precedentemente.
Grazie a Foskia per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.
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