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Graffiti Interviste Interviste agli artisti

Intervista al Writer Ring

Ring quando e come hai iniziato a creare Graffiti? Da dove nasce la tua passione per il “Lettering”?

Scopro i graffiti grazie al film “Turk 182” quando avevo poco più di 9 anni, ricordo di esserne rimasto affascinato profondamente. Erano gli anni ’90 e non si vedevano facilmente tag o altro in giro per la mia città.

Nel 1996 dopo aver sfogliato qualche numero di Aelle tra i banchi di scuola e aver visitato tutte le periferie di Genova dove si intravedeva qualche pezzo, decido di provare a fare la mia prima scritta. Sono talmente gasato, nonostante il risultato discutibile, che torno il giorno dopo per farne un’altra.
Come molti della mia generazione prendo come punto di riferimento Blef, ma io ho avuto la fortuna di vivere nella sua stessa città; ricordo che passavo pomeriggi interi a cercare i suoi pezzi per guardarli e studiarli. Probabilmente la maniacalità per le lettere nasce anche da questo.

Nei primi anni ’90 il mondo dei graffiti era talmente nascosto e misterioso che venire a contatto con altri writer senza avere conoscenze in comune era praticamente impossibile. La ricerca, la scoperta, l’evoluzione questo era il vero fascino di questo mondo.
La mia passione per i graffiti è sempre stata così: chimica pura. Li vedo e mi attraggono. Dopo più di 20 anni ancora mi giro se sento il rumore di un treno sperando di vederci sopra un pezzo, oppure resto incollato al finestrino ad osservare i “lungolinea”.

Come prepari un Pezzo su un muro? Prediligi il cartaceo o il digitale per i bozzetti? O hai un altro approccio? Ci racconti il tuo processo creativo?

Sebbene abbia sempre cercato di evolvere il mio stile e le lettere non sono mai stato un fan degli sketch e a dire il vero non sono nemmeno mai stato bravissimo a farli. Mi piace disegnare direttamente sul muro come se fosse un foglio.
Per questo motivo preparo sempre la parete con meticolosità dando un colore di fondo omogeneo sul quale poter tracciare con la massima concentrazione, sono un maniaco della traccia pulita ( non a caso First Lines 😀 ).

Spesso abbozzo su fogli sparsi alcune lettere del mio nome, poi una volta di fronte al muro le unisco bilanciando il pezzo con loop, frecce ed elementi classici. Le rare volte che faccio un bozzetto per intero lo finisco al Mac con illustrator facendo magari qualche prova colore o qualche variante nelle lettere.

“Spesso abbozzo su fogli sparsi alcune lettere del mio nome, poi una volta di fronte al muro le unisco bilanciando il pezzo con loop, frecce ed elementi classici.”

RING

Quanto il luogo e il contesto sociale/culturale dove rappresenti le tue opere influenza la tua creatività?

Moltissimo! Quando disegno un muro cerco sempre di adattarmi allo spazio circostante o alla sua natura. Ti faccio due esempi: quando mi capita di disegnare in fabbriche o luoghi abbandonati (cosa che adoro fare) faccio dei pezzi molto minimali, generalmente senza sfondo cercando di incorporare il più possibile le lettere alla superficie, magari sfruttando le imperfezioni del muro. Al contrario se mi capita di disegnare in posti particolarmente fighetti come ad esempio nei vari muri liberi in centro a Milano cerco di fare cose molto elaborate dando anche particolare rilievo allo sfondo. è un modo per far apprezzare il pezzo oltre alle semplici lettere.

Hai partecipato ad eventi legati alla Street Art ed ai Graffiti oltre ad aver creato vicino ad altri writers. Quanto ritieni sia importante il confronto e la collaborazione tra artisti per crescere professionalmente? 

Confronto e collaborazione sono un acceleratore incredibile per la crescita, basti pensare a quanto tempo ci mettevamo noi della mia generazione a fare qualcosa di decente e in quanto poco tempo oggi nascono writer potentissimi. Questo ovviamente è un pro e un contro: più raggiungi facilmente una cosa meno valore e rispetto le dai. Io ho avuto la fortuna di crescere sul campo, disegnare in Italia e in Europa per molti anni, poter conoscere e collaborare con molti dei miei “idoli”, questo mi ha sempre dato un’energia pazzesca.

Ricordo che ogni volta che tornavo da un viaggio di questo tipo mi sentivo illuminato e davo il meglio di me nel graffito successivo. Oggi apri instagram e hai quel tipo di spunti moltiplicato per mille in continuazione 24 ore al giorno.

“Confronto e collaborazione sono un acceleratore incredibile per la crescita, basti pensare a quanto tempo ci mettevamo noi della mia generazione a fare qualcosa di decente e in quanto poco tempo oggi nascono writer potentissimi.”

ring

Oltre il writing quali altre forme di arte ti appassionano? Ve ne è qualcuna a cui ti piacerebbe dedicati nel futuro?

Il writing porta spesso ad avvicinarsi ad altre forma d’arte per riflesso. Ad esempio la necessità di fotografare i pezzi nel miglior modo possibile mi ha fatto avvicinare al mondo della fotografia, forma d’arte che sicuramente mi piacerebbe approfondire. L’amore per le lettere mi ha portato a fare il graphic designer e grazie ad esso che ho un lavoro 😀

L’arte contemporanea nel tempo sta assumendo un’importanza rilevante anche in Italia. Cosa pensi manchi al pubblico italiano per raggiungere la mole di interesse che in altri Stati, europei e non, è già consolidata?

In Italia purtroppo abbiamo la brutta abitudine di considerare arte, comunicazione ed estetica come un di più. Abbiamo una grande tradizione artistica che per il grande pubblico rimane legata a un mondo astratto. L’arte viene spesso vissuta come “una cosa da ricchi” o per “addetti ai lavori”. Nulla di più lontano dalla sua vera essenza: l’arte è bellezza, cura e comunicazione e in quanto tale chiunque ne è interessato e chiunque dovrebbe esserne raggiunto. Graffiti e street art poi, nel nostro Paese, sono correnti ancora relativamente giovani e devono farsi spazio tra l’opinione pubblica prima di potersi consolidare a tutti gli effetti.

Credo che i graffiti abbiano senso di esistere principalmente nel loro contesto. Anche se, trovo estremamente infondato il discorso “gallerie sì, gallerie no”, basti pensare che a New York la prima vera mostra di graffiti fu organizzata nel 1972 da chi li aveva inventati…

Ad un artista che da poco si è avvicinato al mondo dei graffiti cosa consiglieresti?

Sicuramente di studiare la storia di questo movimento. L’evoluzione del mondo dei graffiti e dei suoi pionieri è davvero emozionante e illuminante. Senza conoscere l’origine di quello che stai facendo difficilmente riuscirai a capirne l’essenza fino in fondo. Io sono sempre stato un po’ fondamentalista in questo senso ma come ho detto qualche riga sopra: per me è chimica.

Amo i graffiti nella loro natura più profonda, mi piacciono le lettere disegnate con cura, per strada e ancora di più sui treni perché è da lì che provengono. Se domani mio figlio decidesse di prendere in mano uno spray e scrivere il suo nome, è perché qualcuno prima di lui lo ha fatto su un vagone della metropolitana di NY, bisogna sempre sapere perché facciamo una cosa e da dove viene. Non servono altri consigli perché la storia ti potrà insegnare tutto: dall’importanza di crearti un tuo stile personale, alla necessità di esplorare ogni singolo aspetto di questo mondo, dal bombing all’hall of fame.


Grazie a Ring per la disponibilità nel raccontarci la sua esperienza artistica.



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